Libero dalla gogna

 

«Vincere l’intima servitù è più importante che vincere il mondo intero»   -apri correlato-
Copia di 12062015 047Fate il vostro gioco.
Al tavolo del gioco della partita della vita, siedono anche la salute, il buon umore e la speraza che attiva. L’uomo gioca per vincere le leggi della natura giocando le sue carte vincenti : in matura vince il più forte, nella società civile vince il giocatore che sa giocare le sue carte vincenti.

Esercizio di primo mattino.
Al risveglio del mattino saluta con amore il tuo corpo: ama te stesso.  Narciso siede al tavolo del gioco della partita della vita.

 

D'Attillis A 120x80- acrilico su carta-016La qualità della vita.
L’homo sapiens prende coscienza della realtà della gogna della vita e delle immutabili leggi universali che la determinano.
La conoscenza e la creatività dell’umano non potranno cambiare la realtà delle leggi universali della vita, ma possono migliorare la qualità della vita umana e consentirgli di adottare una filosofia di vita finalizzata all’ amore per il prossimo suo come quello per se stesso.
Siamo stati portati in questo mondo, da attraversare, affardellati di bisogni e desideri da soddisfare lungo la strada della personale vita, che di personale ha solamente il modo di percorrerla. La strada è da costruire sul ponte della salvezza dalle rapidi impetuose nella lotta per la sopravvivenza, che traghetta sull’altra sponda. Cerchiamo compagni di viaggio per giocare la partita che dia senso alla vita umana, non solamente perché la compagnia scema la pena nella fatica e accompagna a quella soglia senza porta di “quel moto carezzevole che è piacere nei sensi e gioia dell’anima”, diceva il filosofo Epicuro mentre si chiedeva: “ La vita senza un pizzico di piacere che vita è? ”
La ragione e l’intelligenza sociale dell’umano costruiscono la filosofia che sublima le istintive emozioni in entusiasmo positivo per il senso dato alla vita, in direzione del bene comune e della qualità della vita del genere umano. La filosofia di vita indica al navigante umano la rotta e il senso della propria vita.

 

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Il dilemma dell’ essere umano
Veniamo in questo mondo della natura, che non è nostro, senza chiederlo, a lottare per conservare la specie, ripagati con il piacere o la sofferenza. Veniamo portando con noi il desiderio di giocare la partita che dia soddisfazione al personale senso della proprià vita: dire e fare ciò che pensiamo.

Siamo qui venuti per volontà della natura a vivere sulle corna del dilemma, tra gli assioma della stessa natura e il desiderio tutto umano di dignità umana, che in matura non esiste.
La scimmia evoluta in umano porta in sé il dilemma della sovrapposizione delle due dimensioni della sua nuova vita: la realtà dei bisogni naturali contrastante con la realtà intellettuale dei suoi desideri di libertà.
E’ il dilemma che rende cornuto l’umano viandante cavaliere in questo mondo naturale, che cavalca il desiderio di dare un senso alla sua vita, tenendo un piede per terra, su i bisogni della natura e un piede sospeso nell’immaginato desiderio, come a spiccare in volo dalla posizione orizzontale. Ma, in coscienza, per stare in piedi, bisogna camminare con i piedi per terra, bisogna giungere all’equilibrio che tenga in piedi la persona. L’equilibrio è una questione posturale. L’esito della partita della vita giocata dall’umano dipende da come si pone rispetto alla stessa vita e da come cammina, anche se spesso preferisce volare, libero dal senso di mancanza che lo lega alla gogna della vita: non potendo vivere da uomo libero, preferisce morire con dignità.

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L’evoluzione e il senso della vita
Ogni cosa esistente nell’universo esisteva potenzialmente in ciò che era prima della sua rivelazione, così come potenzialmente esiste nel presente ciò che sarà nel futuro.
Ogni cosa esistente nell’universo tende a conservare se stessa mentre l’evoluzione determina il cambiamento: è la legge della dualità in cui si verifica il caso da cui prende corso l’evoluzione. Da cosa nasce cosa e il caso ha voluto che nascessero su questo nostro pianeta le forme di vita poi evolute. L’energia è evolutiva così come cambiano le forme che da essa si originano. In natura la nascita nulla crea e la morte nulla distrugge sono manifestazioni di trasformazioni di forme di energia che si ricicla. L’evoluzione consente alla vita di adattarsi alla sopravvivenza della specie nel suo ambiente naturale. E ha determinato organismi complessi dotati di mente evolutiva organizzatrice del complesso organismo e di relazioni vitali con il suo ambiente.
Ogni forma di vita esistente è in continua trasformazione ciclica, che si compie nel ripetersi per rigenerare la sua energia nel principio universale che tutto trasforma nulla crea e nulla distrugge. Il fine dei cicli naturali è la sopravvivenza della natura.
Tutto ciò che è organismo vivente ha la coscienza fisica del piacere e della sofferenza, che si manifestano nell’organismo vivente nello svolgere di ogni forma di attività vitale allo scopo di sopravvivere. La natura ha provveduto a dare all’organismo vivente gli strumenti atti alla sopravvivenza della specie: la difesa e l’ approvvigionamento dell’energia vitale da ricavare dall’ambiente e da altri organismi viventi. La selezione naturale e l’evoluzione sono i modi con cui la natura migliora le specie viventi al fine della sopravvivenza fisica della specie.
Per la scimmia, sul percorso dell’evoluzione, il caso ha voluto che le energie dell’animale sublimassero nella nuova entità chiamata persona portatrice della sua anima che a sua volta è portatrice della consapevolezza intellettuale della propria esistenza, del mondo circostante, del contenuto nella sua mente. E’ coscienza diversa da quella istintiva e delle azioni dell’istinto di cui ne assume le responsabilità. Ha per tempio il suo corpo, pur navigando nel tempo e nello spazio senza limiti. Siede nella mente dove sviluppa pensieri, desideri e sentimenti tra cui la responsabilità di dare un senso umano alla vita della persona, che la natura non gli riconosce. Gioca al tavolo della vita mettendo in campo la sua creatività per liberare dalla gogna a cui incatena la natura il personale senso della vita.

 

 

L’homo sapiens e l’umano.
L’homo sapiens è il prodotto vincente nella selezione naturale combinata all’evoluzione.
E’ l’uomo capace di vedersi, di riconoscersi, di immaginare metodi e strumenti realizzati dall’acquisita manualità.
Ogni sua attività è finalizzata alla difesa e all’approvvigionamento indispensabili alla sopravvivenza, al dominio sul territorio e dei suoi simili. E’ l’uomo che lotta per avere la supremazia armandosi degli strumenti immaginati dalla sua mente e realizzati dalla artigiana manualità.
L’ homo sapiens è il barbaro che vive nella pratica consapevole della legge della natura dove vince il più forte.
La specie umana è la forma evoluta dell’homo sapiens, attivo nella ricerca del consenso. consapevole e responsabile delle proprie azioni, sulla strada dell’auto evoluzione, che non vive per mangiare ma mangia per vivere nel senso che da alla vita e la migliore qualità della sua vita. Lavora per realizzare le condizioni economiche e sociali che favoriscono il formarsi della civiltà del consenso e la solidarietà tra le persone, altrimenti incattiviti dalla lotta per la sopravvivenza. Trasforma e manipola per dare un senso creativo personale alla propria vita. Desidera liberarsi dalle catene della gogna a cui è legato dalle leggi universali della naturale lotta per la sopravvivenza. Crea e trasforma ogni cosa al fine di aggirare le inflessibili leggi della natura e per giungere alla personale aspettativa di vita umana. E’ creativo della società civile in cui partecipa e si realizza con senso civico alla costruzione del bene comune e dell’umanesimo offrendo le potenzialità della propria persona. E’ l’uomo che lavora per eliminare la fatica e crea condizioni di vita che superino la lotta per la sopravvivenza e per la supremazia. l’umano è l’uomo civile consapevole e responsabile dei valori universali che danno senso e bellezza alla sua vita; è attivo e creativo, consapevole e custode dei valori, che danno senso alla vita libera dalla gogna, che incatena il desiderio di libertà in ogni uomo; sublima le energie istintive ai suoi desideri di persona unica senza presunzioni di supremazia, trascende la realtà con i suoi sogni senza ledere il bene comune.Articolo correlato

 

La dignità della vita e di ogni cosa.
Nessuno tocchi Caino non perché Abele avesse meno dignità. Chi è senza peccato scagli la prima pietra perché la vita del peccatore conserva la dignità. La dignità è propria della vita. Nessun organismo vivente è venuto al mondo per sua scelta, è stato comandato in questo mondo a vivere e difendere la sua specie di verme, di scarafaggio o di uomo per il tempo che gli è stato assegnato fino alla morte, che non toglie dignità alla vita anche perché ne fa parte. L’organismo vivente porta con sé la dignità della vita. L’unico organismo vivente con facoltà di togliersi la vita, più tosto a restituirla, solamente perché è consapevole de essere in vita. La pena di morte è stata abolita in molti stati proprio per la dignità riconosciuta alla vita dell’assassino Caino. Riconoscere dignità alla vita significa anche riconoscere e rispettare il modo di vivere naturale della specie. L’uomo che mette in gabbia, non per motivi di sicurezza, sevizia, oppure costringe l’animale viola la dignità dell’animale e di riflesso anche la sua. Solamente l’uomo si consente di violare la dignità della vita. Le specie viventi che si uccidono tra di loro, per volere della catena alimentare o per difesa e senza violenza non violano la dignità della vita. L’uomo è un violatore della dignità di ogni cosa esistente e in particolare della dignità della vita e del suo simile, anche per questo Calvino lo definiva malvagio. Il legante sociale nelle comunità di persone tiene se la dignità della vita e della persona viene sentita come valore.

 

 

La malvagità
La consapevolezza del bene e del male combinata con il libero arbitrio e con la capacità creativa ha dato all’homo sapiens le potenzialità di inventare la tortura, il seviziare, lo stupro, la vessazione e ogni altra forma di sofferenza scelta o inventata allo scopo di far soffrire. Essa supera il famelico animale che sbrana la sua preda. C’è anche la malvagità del traditore del vessatore in continua azione. Malvagio non è il matto inconsapevole delle proprie azioni, lo è la persona che compie consapevolmente azioni malvagie. Prevaricatori, sfruttatori, sciacalli e tutti quelli che approfittano della debolezza degli altri come gli’irrispettosi della dignità della vita e dell’uomo sono malvagi.

 

 

Il bene
Il bene ha poche regole : non fare agli altri ciò che non vorresti per te stesso e ama il prossimo come te stesso. Il bene ha difficoltà a diffondersi, mentre il male ha rapida espansione come le epidemie. Un proverbio dice : fai male e pensaci, fai bene e scordati. Il male resta impresso nella mente mentre il bene sfugge al punto che i preposti alla pubblica informazione non ne parlano. La natura così vuole per aiutarci a correggere i comportamenti dannosi. A volte non è facile scegliere tra il bene e il male come non è sempre facile distingue il bene dal male per gli altri e per se stessi. Ha bisogno di educazione e di cultura. Il vocabolo -bene- non ha sempre lo stesso significato e neanche lo stesso valore. Ogni comportamento dell’uomo ha un fine al bene o al male e molte volte il bene per alcuni e il male per altri.

 

 

Lavoro, dignità e bene comune.
Dalla consapevolezza di esistere nel suo corpo naturale, carico di bisogni, e nella sua mente sviluppatrice di desideri e creatività, il lavoro ha una parte importante nella sopravvivenza della specie, nella qualità della vita e nel dare soddisfazioni al desiderio di crearsi la propri vita. Dalla caduta di Adamo il lavoro è stato un castigo di giustizia e anche la legge dell’umiltà e dell’amore: “Guadagnerai il tuo pane con il sudore della tua fronte”, cosi è scritto nei comandamenti. Nell’antichità, il lavoro manuale era l’attività dello schiavo; con l’avvento del Cristianesimo, il lavoro diventa espressione della ricerca di libertà. In quanto pena da scontare è stato considerato, dal pagatore, un passaggio per la libertà. Nella realtà quotidiana, la vita è bisogno di mezzi la cui mancanza stimola la mente e il corpo a procurarseli, anche al costo di consentire all’istinto di fare la sua parte nella lotta per la sopravvivenza, violando il comandamento e la legge della società civile. Il lavoro è espressione della personalità: della capacità creativa, civiltà, di mezzi e qualità della vita . Non esiste società civile che non riconosca al lavoro dignità e valore socialmente leganti. Calvino sosteneva che l’uomo nascesse malvagio perché volontariamente praticante il male, condizione da cui salva la grazia divina consistente nella capacità creativa di bene, che la singola persona mette a disposizione della comunità. Il lavoro è costruttore di economia reale, di bene comune, di ricchezza e di legante socialmente utile, conferisce dignità e soddisfazione alla persona che lo pratica, quando non interviene l’egoismo malvagio e la illegalità. La persona privata della possibilità di partecipare al bene comune attraverso il contributo del proprio lavoro si sente escluso dalla società civile e privato della sua dignità di persona capace di farsi una vita.
In questo periodo di negazione del valore umano e del contenuto di civiltà nel lavoro, il senso di mancanza che lega alla gogna sfocia nell’odio nichilista impetuoso. Il lavoro deve tornare a essere il modo intelligente e operoso di vivere in libertà le proprie capacità di farsi legittimamente e civilmente la propria vita.
Dalla fatica dello schiavo si è passato al lavoro creativo di liberta meritata, ma non riconosciuta, per passare al impudico manifesto posto di lavoro libertino e scandaloso creato dal voto di scambio. Sono tre condizioni di lavoro esistente nella zozza inciviltà.
La gogna delle politica.
Quando i governanti prevaricatori si occupano di favorire gli interessi personali tradendo il mandato di fiducia ricevuto dagli elettori onesti e patrioti, il popolo, che si sente responsabile della propria vita e del proprio voto, dovrebbe unirsi per defenestrare i traditori dai palazzi del potere anche con atti eroici. Perfino il cane e il gatto cambia padrone quando questi non fa il proprio dovere. Non capisco perché i dieci milioni di poveri, i nuovi poveri come i forconi, gli indignati, i giovani disoccupati e loro familiari ecc. non si sono uniti per defenestrare civilmente gli occupanti delle poltrone nei palazzi del potere, mentre i beneficiari dei ottanta euro hanno votato compatti per i loro benefattori. I basta che si magna, per un pezzo di pane, rinunciano alla propria dignità. Come il lupo si fece cane fedele, l’uomo di merda dimentica i propri figli a cui viene negato di guadagnarsi una civile e dignitosa esistenza. Si chiede ai soliti noti di ridurre le proprie prebende mentre gli ignoti non rinunciano a 80 euro. Si arriva a condannare per un reato non esistente nei codici e all’assoluzione per prescrizione. Gli italiani poveracci sono schiavi di un sistema dragone e vessatore che non garantisce nulla di buono. L’Italia è la repubblica del -si arrangi chi può e si salvi chi può- e per tutto questo pantalone paga. Nessuno può negare che l’italiano è cittadino libero di andare a votare e di espatriare. Se resta dove è nato, pagherà per i debiti con cui sono state pagate le lobby, vivrà della terra dei fuochi con la pancia vuotata dalla disoccupazione.
Come può il cittadino onesto votare i suoi rappresentanti che non consentono al volenteroso lavoratore di realizzare la propria vita attraverso il lavoro onesto, mentre favorisce le lobby con il diritto acquisito a rubare ?
La carta costituzionale italiana è stata scritta da uomini di buona volontà per uomini malvagi dediti a ingannarla. E’ fondata sul lavoro che non c’è e sulla legge uguale per tutti che applica dal sistema perverso favorisce il singolo malvagio..
E’ proprio vero che in democrazia il cittadino sceglie i governanti che merita come e’ vero che la democrazia e la dittatura della maggioranza al governo anche per un solo voto.
La storia insegna che l’ Italia è terra di passaggio, dove per sua natura non c’è futuro e dove chi c’è deve andare via per far spazio a chi arriva. In Italia non c’è il sentimento di italianità per cui il presidente Napolitano si è dato da fare per farlo germogliare, ma si è avvizzito nel tempo di piantarlo. Altrimenti non poteva andare in uno stato in guerra verso il suo popolo senza nome, che il suo presidente volevo italiano … “ Embè ma che ce frega –dice la canzone dei magniaccioni, di cui la pancia canta-. Il problema italiano nasce dalla pancia e si manifesta nelle cabine dove l’inconscio del cittadino è di passaggio e sceglie i propri diabolici rappresentanti a cui affidare la propria anima sperando di ricevere lo sperato compenso venale.
L’italianità è l’anima degli italiani affidata alla gogna della politica dei venali governanti.

 

 

IMG_0079 - CopiaChe cosa è la vita umana.
Ho cavalcato l’asino in me stesso; ho cavalcato il cavallo in me stesso; ho cavalcato nel senso della mia vita quando la vita ha cavalcato me.
Sono, a mio modo, asino o cavallo della mia vita, anche quando mi illudo di cavalcare il piacere; sono cavalcato dalla natura, che mi sprona con la sofferenza e la carezza nei sensi del piacere. Non lotto per vincere la morte, che posso solamente provare a procrastinare; lotto per non soffrire e sopravvivere nella mia specie, anche se la stessa lotta è sofferenza. La vita è un altalena tra la sofferenza e il piacere che la feconda. Si parla di salute, come si parla di dovere e responsabilità, si parla tanto di tanto per esorcizzare il male con l’aspettativa del piacere.
Epicuro si chiedeva:“La vita senza un pizzico di piacere che vita è ? Affermava: “ Il nudo piacere porta alla felicità“.
La natura stimola, attraverso la sofferenza, alla ricerca del piacere da guadagnare. E’ l’intelligenza dell’umano, che sa vivere, conosce la sua strada del piacere.

 

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