VOLUPTAS CLUB-Benessere

VOLUPTAS CLUB: IL PIACERE PER LA VITA

LE FORME DI ENERGIA COSMICA

  Nell’universo tutti gli eventi sono generati dall’energia cosmica creativa delle infinite forme presenti e future. Tutto ciò di cui prendiamo coscienza è forma di energia. Anche il pensiero e la nostra stessa coscienza sono forme di energia. Il mostro organismo è energia che trasforma energia che prende forma nei nostri pensieri, nel nostro spirito, nel nostro fisico e nelle nostre azioni. Siamo energia come quella del sole che trsforma l’energia dell’acqua in vapore, in pioggia, alberi, frane, ecc. Il bene e il male sono forme di energia. Il cosmo è divenire eterno e mutevole di eventi da cui si origina l’esistenza. Dal vuoto cosmico, che chiamiamo” il nulla” si origina il tutto. Le forme fisiche esistenti sono manifestazioni della dinamica creativa dell’energia cosmica. Tutti gli organismi viventi  sono trasformatori di energie e portatori di stimoli istintivi a realizzarsi.  L’uomo è anche portatore di spirito creativo e cosciente di sè, delle sue esperienze e dell’ autodecisione. Queste sono doti che consentono all’uomo di sublimare le energie istintive in trascendenza creativa, che nella nostra disciplina chiamiamo VOLUPTAS

LA SOLITUDINE IN ASCOLTO
La solitudine in ascolto, nel centro del nostro profondo sé, generata dall’atavico richiamo del vuoto creatore dell’universo che portiamo nel cuore; è la solitudine che resta in ascolto della risposta alla domanda del bambino alla madre: “Cosa farò da grande”. E’ il bisogno in noi di relazione integrante con il mondo e con il profondo noi stessi, che chiede ascolto per il senso che il nostro spirito creativo conferisce alla vita nel racconto, del proprio io, del mito di se stesso. Volontariamente, già con il gioco di bambino andiamo costruendo, in tutta la vita cosciente, il mito di noi stessi, che è la risposta creativa alla domanda di diversità nel profondo essere diverso dagli altri e il tentativo di ogni uomo di spirito di trascendere l’istinto naturale per somigliare all’immagine del suo Dio creatore.
Se piove non aspetto che smetta, mi metto a ballare. Da grande, se camminando mi dolgono le natiche, non mi fermo, mi do corda fischiettando e canticchiando al ritmo di marcia. Non mi fermo, non mi abbatto, mi sollecito.
Camminando, camminando sulle strade del mondo, in ogni bivio ho cercato l’orizzonte, quando la scelta era d’obbligo ma, quando il cuore mi guidava, la scelta era spontanea. Nel cuore è indicato il senso della vita umana e nel cuore non ci sono bivi e la strada è direzionale. Nel cuore si compie il rito dell’amore per la vita.
Camminando, camminando sulla strada della vita compio il rito della conoscenza dove mi ritrovo in buona compagnia del sapere, del mio angelo custode compassionevole di me stesso, non mi sono perso nell’intima servitù e non mi sono stancato di praticare la strada nel senso dato alla mia vita. Il mio spirito creativo e artefice del mito di me stesso, che conosce la strada del vincente anche nel riposo, mi concede di costruire, tra tante difficoltà, la strada che ho coscientemente scelto da percorre con tanta soddisfazione e il nudo piacere per la vita. A volte gli errori sono stati punitivi, ma sono restato centrato sulla mia integrità personale travalicante i frammenti dell’esistenza e la soddisfazione di dare risposte alle mie domande, è restata.
Buon viaggio! E’ il migliore augurio che possiamo fare a ognuno di noi, sulla strada della ricerca di se stesso nel mito di se stesso, è di raggiungere la soglia senza porta della felicità.
Associazione VOLUPAS CLUB onlus
La salute sufficiente e i
l nudo piacere per la vita.

Sul sito: www.cosaceincittà.com

 

 

 

IL CREATIVO DI SE STESSO
Nell’universo, ogni cosa è energia che prende forma dall’evento che gli da la forma. Ogni cosa ha la propria dinamica di trasformazione e di relazione con altra frme di energia, che determina la sua esistenza e la mutazione della sua forma. Ogni cosa partecipa all’esistenza dell’universo e prende forma dall’ energia primaria che sgorga dalla fonte dell’universo. Tra tutte le cose esistenti, l’organismo vivente ha bisogno di nutrimento, e per questo è adattativo al contesto in cui si nutre e si forma dalle favorevoli condizioni ambientali. Esiste un principio dinamico universale che impegna ogni cosa esistente a sopravvivere e non soffrire, in tutta la durata che il caso consente a ogni singola cosa, nel progetto della sua natura. L’uomo, come ogni creatura, è venuto a questo mondo, dove la permanenza non è gratuita, senza chiederlo e senza conoscerne lo scopo, impegnato a sopravvivere come vuole la legge della selezione naturale, ma vuole essere il creativo di se stesso e della sua identità. Nell’ambiente che non è suo, vuole costruire la sua affermazione e consentire al suo corpo di sopravvivere con piacere; si accompagna alla soddisfacente contentezza nella sua persona.
Tra tutti gli organismi viventi esistenti sulla terra, l’uomo della coscienza di se stesso è l’unico dotato del libero arbitrio, che gli consente di sublimare le energie dell’istinto in personali scelte creative. Guidato dalla sua stessa coscienza responsabile delle proprie scelte, cerca soddisfazione, contentezza e il nudo piacere (Epicuro).
Gli ostacoli non superati lo legano con le catene alla gogna della vita, la cui sofferenza, può portarlo alla malattia e alla scelta del suicidio .… come può amare le sue catene.
L’uomo non vive per l’istintivo piacere di mangiare e sopravvivere, mangia e sopravvive per vivere della soddisfazione e la contentezza che gli deriva dal senso dato alla sua vita. L’uomo, diversamente da ogni altro animale, nasce libero di percorrere la strada della propria realizzazione per non lasciare al caso il superamento degli ostacoli e le catene della gogna della vita, da cui può scegliere di diberarsene anche con il suicidio. Il dire, il fare, il pensare e il creativo di se stesso sorge dalla fonte del desiderio dell’uomo di sentirsi spiritualmente vincente, nella selezione che la natura gli impone e la sua indole lo pone competitivo.
Ma la vita, senza la salute sufficiente che consente almeno un pizzico di piacere, che vita è ? Si chiedeva Epicuro.19012012

 

ESSERE FELICE E’ IMPEGNO A SCIOGLIERE LE CATENE DI CUI SIAMO INNAMORATI

 

AMARE LE CATENE
Tutto il mondo aspira alla libertà, e tuttavia ciascuna creatura è innamorata delle proprie catene. Tale è il primo paradosso e il velo inestricabile della nostra natura.

Sri Aurobindo
La riflessione
«Tu chiamavi libertà questo potere che hai di demolire il tuo tempio, di scompigliare le parole del poema della vita. Libertà di fare il deserto. E ora dove ti trovi? Chiami libertà il diritto di vagare nel vuoto?» Sono, queste, domande simili a un pugno nello stomaco che Antoine de Saint-Exupéry lascia irrompere nella sua opera postuma Cittadella, apparsa nel 1948, quattro anni dopo la morte in volo dell’autore del celebre Piccolo principe. Attorno alla parola «libertà», che è sulle labbra di tutti, in particolare di quelli che cercano di ferirla e piegarla, si consumano molti equivoci e contraddizioni. Ce lo ricorda anche una delle Considerazioni e pensieri del filosofo mistico indiano Sri Aurobindo (1872-1950), che abbiamo voluto proporre oggi. Egli comparava Dio a «un fanciullo eterno che gioca a un gioco eterno in un giardino eterno».La creatività libera del gioco è un simbolo per indicare un agire senza calcoli di interesse, ma col trionfo solo del gratuito, cioè dell’amore. Eppure, la libertà autentica è anche impegnativa perché è sinonimo di rigore, di carità, di creazione. L’uomo preferisce seguire l’onda, non trovarsi solo con se stesso e con le scelte da compiere, desidera essere quietamente condotto per mano dal suo istinto o dalla guida di un altro così da accomodarsi senza pensieri e domande. È questo «il velo inestricabile della nostra natura» nel quale ci avvolgiamo e ci sentiamo protetti dal rischio che la libertà comporta. «Vincere l’intima servitù è più importante che vincere il mondo intero» si diceva nel Medioevo.
(Testo tratto da: G. Ravasi, Le parole del mattino, Mondadori)

LA PERSONA STRANA
Quando insistevo nel ripetere ai miei allievi: “la vita richiede impegno per viverla come vorreste. Ci vuole perseveranza e volontà di apprendere”, per essere coscientemente felice. La felicità genuina risiede nella coscienza e la coscienza è esperienza, non confondete la felicità con la demenza.
Mi guardavano come se avessi detto una cosa strana e io insistevo nel ripetermi. Qualcuno di loro interveniva sul silenzio attento dicendomi: “Maestro, per voi è un’altra cosa perché siete una persona diversa”. Dopo un attimo di silenzio rispondevo dicendo: “ Non so se essere diverso è meglio o peggio del qualunquista, io preferisco essere me stesso, anche se sembrassi strano agli occhi altrui.
Il mio percorso di identificazione con la persona che desidero di essere è stato lungo e intenso in tutta la mia vita, mi ha dato la potenza psicologica di realizzare me stesso, ne sono fiero. Cercate voi di essere il meglio di voi stessi, senza seguire l’onda del qualunquismo verso voi stessi”.

VOLUPTAS CLUB – BENESSERE

IL PRINCIPIO FONDANTE DI VOLUPAS CLUB
È istintivo e ragionevole curarsi, come tenersi lontano dalle malattie e dalla sofferenza in genere. Sono state create organizzazioni locali e mondiali con lo scopo di curare e di debellare ogni male e anche di alleviare gli stati che rendono la vita infelice, ma hanno ottenuto risultati molto parziali in ragione degli sforzi compiuti, non per questo è opportuno desistere, ma forse bisogna cambiare strada e certamente aumentare la prevenzione. Molte istituzioni si occupano della sofferenza mentre si fa poco o nulla per dare alla gente benessere e felicità, ignorando perfino i risultati delle ricerche scientifiche provanti che la felicità favorisce la salute, longevità e la pace sociale. Per l’homo sapiens i problemi esistenziali iniziano con l’arrivo della consapevolezza di esistere, da cui si è generato il desiderio di vivere la vita fino in fondo, a suo modo felice. Tutte le discipline olistiche e la filosofia, sin dalla antichità hanno avuto la finalità di curare, mantenere la salute e la condizione di accesso alla felicità, che il filosofo Aristotele chiamava ben- essere. I problemi della vita sono gli stessi di quelli esistenti all’alba della vita in questo mondo: sopravvivere. Negli ultimi decenni anche la psicologia positiva si  occupa della felicità.
La nostra associazione ha per scopo di fornire le conoscenze e gli strumenti che consentono di prendersi cura della salute che vince la malattia e la sofferenza in genere, stili di vita che migliorano le potenzialità personali e maturano le virtù, condizioni portanti della felicità. Sono principi e esercizi semplici e antichi di provata efficacia esenti di misticismo.
Questo è il principio olistico fondante la nostra associazione: “Virtù e potenzialità sulla personale strada, che dà senso alla vita, ripagano con la felicità”.

  

LA GOGNA DEL LUPO CHE SI FECE CANE - L'UOMO VINCENTE TROVA LA STRADA DELLA LIBERTA' IL PERDENTE TROVA LA SCUSA.

LA GOGNA DEL LUPO CHE SI FECE CANE -
L’UOMO VINCENTE TROVA LA STRADA DELLA LIBERTA’ IL PERDENTE TROVA LA SCUSA.

Per un tozzo di pane il lupo scanbiò la sua libertà con la vita da cane. Legato dal collare stretto e dal guinzaglio corto, sconta la gogna a causa delle sue paure.
L’uomo che non vive per mangiare, mangia per VIVERE SENZA PAURE, misurandosi con la sua libertà.

vend-118

Associazione per la qualità della vita, la personalità, l’individualità, la promozione sociale e per la salute. Piani e stili di vita per la migliore qualità della vita, terapie, sport non agonistico, discipline olistiche, ginnastica, tempo libero, hobby, giochi socializzanti, cultura, etica, incontri, manifestazioni, eventi, ospitalità, informazione, difesa dei diritti, promozione dei doveri, forza alle iniziative, gruppo d’acquisti solidale, ecc.

UN ANGOLO DELLA NOSTRA PALESTRA

UN ANGOLO DELLA NOSTRA PALESTRA

 

 

     IL POTERE DI SE STESSO
  In questo mondo, dove nulla è gratuito, il principio dinamico della vita è sopravvivere. Ogni organismo vivente, dal più semplice al più complesso, ha un modo di vivere in relazione alle proprie potenzialità di sopravvivere nell’ambiente in cui vive. La soddisfazione dei propri bisogni è dipendente dal potere che l’organismo esercita nel proprio ambiente. Nell’orientare i propri comportamenti l’organismo elabora le informazioni attinte dall’ambiente in cui si relaziona. Le informazioni hanno due qualità – il piacere o sofferenza, pro o contro la individuale esistenza. Tutti gli organismi viventi hanno una centrale ricevente informazioni dall’ambiente, che attivano sensazioni di piacere o di sofferenza. Sono queste sensazioni e eccitazioni, coscienti o non, a determinare i comportamenti, sia istintivi che consapevoli.
   L’organismo umano ha una centrale evoluta, ricevente i messaggi e di decisione dei comportamenti volontari, capace di valutazioni razionali delle sensazioni e delle eccitazioni, determinanti le scelte di relazioni consapevoli con il mondo esterno, ottimizzate al senso che lo stesso centro decisionale dà alla vita e che non sempre coincide con l’istintiva sopravvivenza.
  Conoscere se stesso, non significa acquisire la capacità di riconoscersi guardandosi allo specchio, magari aspettando che sia cortese.    Conoscere se stesso significa compiere in consapevolezza un viaggio dentro se stesso per conoscere potenzialità e debolezze.   Per cominciare, potrebbero essere utili, a migliorare se stesso, queste poche briciole di conoscenza rivelata dalla psicoanalisi, per stare meglio in salute e migliorare la relazione con il mondo. Per essere vincenti la volontà è indispensabile e la conoscenza la rende fertile.
  I filosofi antichi cercavano di conoscere il ruolo del piacere nella costruzione della felicità.
  Epicuro si chiedeva:“La vita senza un pizzico di piacere che vita è ?”
Oggi si usa dire comunemente che dove c’è piacere non c’è perdenza.
ESTRATTO DALLA PUBBLICAZIONE – FELTRINELLI IL LINGUAGGIO DEL CORPO – autore ALEXSANDER LOWEN
biooenergetica  appunti-lowen 001 biooenergetica  appunti-lowen 001

pag.23- In ogni individuo umano c’è un’organizzazione coerente dei processi mentali che noi chiamiamo IO. Questo IO comprende la consapevolezza e controlla gli approcci alla motilità, cioè alla scarica delle eccitazioni nel mondo esterno …..
pag.24-L’IO è come una luce volta sia all’interno che all’esterno. All’esterno, esplora le condizioni ambientali attraverso i sensi; all’interno, comprende un gruppo di sensazioni che controllano gli impulsi diretti all’esterno. Sappiamo in oltre che ha un potere intrinseco di adattare gli impulsi alla realtà simile alla funzione dei regolatori elettronici.
pag.25- L’IO si accende e percepisce la realtà esterna mentre è altrettanto conscio della realtà esterna – i bisogni, gli impulsi e le paure; in altre parole, le sensazioni dell’organismo.
 Freud osserva che ”le sensazioni e i sentimenti diventano consci solo quando arrivano al sistema di Percezione; se la strada verso l’esterno è sbarrata, non diventano sensazioni, …. L’IO ha come nucleo il sistema di percezione e comprende il conscio, ma questo potrebbe essere ampliato fino a includere tutto quando una volta era conscio- l’inconscio represso e il preconscio. L’IO, quale fenomeno psichico, è il sistema ricevente di tutte le percezioni sia passate che presenti.
pag.26- L’IO e innanzitutto e soprattutto un IO corporeo …. L’IO deriva in ultima analisi da sensazioni corporee, principalmente quelle che scaturiscono dalla superficie del corpo.
La maggior parte delle funzioni dell’organismo sono inconsce. Ciò trova una rappresentazione anche nella mente; infatti, la maggior parte del sistema nervoso è responsabile di attività corporee delle quali siamo completamente inconsapevoli.
pag.27- La posizione che una persona assume, e che si dà per scontata, comporta un altissimo livello di controllo della mobilità.
Freud chiamò ES quella parte della mente che si trova con i processi involontari nello stesso rapporto dell’Io con l’attività volontaria.
“ L’IO non si differenzia nettamente dall’ES; la sua parte inferiore si mescola ad esso.” Infatti, l’IO è la parte dell’ES “ che è stata modificata dalla diretta influenza del mondo che agisce attraverso la percezione conscia.” Un’analogia utile per dimostrare questa relazione è l’albero: L’IO può essere paragonato al tronco e ai rami, l’ES alle radici. La demarcazione avviene quando l’albero emerge dalla terra alla luce del giorno.
Il pensiero indiano individua la stessa relazione nel corpo stesso. Si confronti la nota seguente in The Origins ad History of Consciousness di Erich Neumann.
Si suppone che il diaframma corrisponda alla superficie della terra, e che lo sviluppo oltre quella zona sia coordinato con il “sole nascente,” lo stato di consapevolezza che ha cominciato a lasciarsi dietro l’inconscio e tutti i legami con esso.
Una ricca esperienza pratica fatta sulla richiesta di nutrimento sull’autoregolazione dimostra che il neonato, da poco in contatto con i mondo e privo di un IO cosciente, è dotato di un armonia di esigenze istintuali prevalentemente orientate verso la sopravvivenza e la crescita.
Il caos che caratterizza la vita istintuale della maggior parte dei bambini e degli adulti è prodotto da forze esterne che turbano questa armonia.
E’ più corretto dire, come Freud, che “ l’IO ha il compito di portare l’influenza del mondo esterno a sopraffare l’ES e le sue tendenze, e cerca di sostituire il principio della realtà al principio del piacere, che domina supremo nell’ ES. Nell’IO la percezione svolge il ruolo che nell’ES è trasferito all’istinto.
28-La mente è attiva in queste attività inconsce quanto in quelle cosce.
Per comodità del pensiero analitico, bisognerebbe suddividere l’attività inconscia in tre categorie … La seconda categoria riguarda l’attività che poteva diventare conscia, ma non è divenuta tale. Esempi ne sono le attività posturali che si definiscono nei primissimi anni di vita, precludendo la consapevolezza di una funzione più integrata. Il bambino che impara a camminare quando i muscoli non sono ancora abbastanza forti né abbastanza coordinati per tale attività, sviluppano gravi tensioni nei quadricipiti femorali e nei muscoli tensori della fascia lata per trovare appoggio. … La tensione di questo gruppo di muscoli darà alla gamba la rigidità necessaria per sorreggerlo, ma a discapito dell’equilibrio naturale e della grazia. Quando si tenta di rilassare questi muscoli, ci si imbatte nella resistenza, che è proporzionale alla paura di cadere.
29- Come l’IO si differenzia dall’ES, così il Super-IO si cristallizza al di fuori dell’IO. Il concetto di Super- IO è uno dei più complessi della psicologia analitica. Ci par quasi di poter spiegare il comportamento umano in termini di funzioni dell’ES e dell’ IO. Per la verità, in ogni individuo il comportamento è determinato dalle forze dell’ES sotto il controllo della realtà dell’IO, che è stato esso stesso modificato dallo sviluppo di un IO ideale, o Super-IO …. Non sussiste nessun dubbio sulla ruolo del Super-IO. Nella sfera mentale esso esercita una funzione censoria sui pensieri e sulle azioni distinta e opposta alla realtà dell’IO. Alla realtà percettiva dell’IO oppone una realtà che deriva dalle prime esperienze e rappresenta il codice di comportamento imposto dai genitori. … Se non adempie a quella funzione di fronte al mondo esterno, è solo perché l’ambiente originario è cambiato. La sua persistenza è basata sul fatto che si struttura come limitazione inconscia della motilità che l’organismo non osa trascendere. Il Super-IO, allora, è una parte dell’IO che è diventata inconscia e che usa l’energia dell’IO per bloccare gli impulsi dell’ES in modo che impoverisce e limita L’IO …. L’IO rappresenta i processi psichici di cui siamo consci perché riguardano attività che ci mettono in relazione con il mondo esterno. Da questa analisi si può ricavare una legge fondamentale: un’attività diventa conscia quando urta contro la superficie del corpo, perché solo così può entrare in rapporto con il mondo esterno.

pag.30- Il Super-IO è un processo psichico che può impedire a un’attività di diventare conscia, cioè di raggiungere la superficie del corpo.

 

apri gli argomenti

LA VITA E’ UNA CROCE ?

Conosci te stesso

Senso della vita e malvagità

Le potenzialità dell’homo sapiens

 

 

 

 

 

 

 

    IL BISOGNO DI CAREZZE
L’uomo non è mai contento?
Se non è mai contento come potrebbe essere felice?
Dall’alba del giorno della sua consapevolezza l’homo sapiens si è arricchito di nuovi stimoli e nuove emozioni. La consapevolezza di se stesso ha dato corso alla consapevole libertà dell’IO di soddisfare il bisogno intimo dell’anima percorrendo il senso dell’evoluzione. Lo ha portato alla sua introspezione e a porsi delle domande sulle sue esperienze, sul desiderio di felicità e di evitare la sofferenza. Da allora la sua forma animale, il corpo, porta in sé l’essere umano con il senso di mancanza di felicità. In un mondo indifferente e egoista, dove nulla è gratuito, porta il desiderio di evolvere e farsi la vita a suo modo anche forzando il contesto sociale e ambientale di cui egli stesso è partecipe e creatore. E’ venuto in questo mondo senza chiederlo, ad assumere le proprie responsabilità morali tra egoismi e altruismo; è venuto affardellato di bisogni nel suo corpo animale; ad ostentare la coscienza del bisogno di accoglienza e di carezze, per il piacere del corpo e la gioia dell’ anima.
Dai nuovi stimoli, dai nuovi processi della mente, fioriscono le nuove emozioni dell’angelo creatore di salvezza che colorano la sua esistenza con i colori dell’arcobaleno e le emozioni del diabolico distruttore. Tra le problematiche della sopravvivenza evolve e segna il senso del suo passaggio umano nell’esistenza naturale. L’homo sapiens non vive per sopravvivere, sopravvive per vivere. Porta nel mondo naturale ed egoista la profezia: il bisogno di carezze con amore. L’homo sapiens vuole essere stimato e considerato dal mondo dove promuove il suo IO, con il dono del mito di se stesso, che promuove il suo stesso IO nel senso della pace richiesta dalla sua coscienza intima.
Nella realtà del mondo naturale ogni cosa conta quanto la goccia di acqua conta nell’ oceano e per la dinamica della sopravvivenza naturale. Nel mondo del suo intimo essere, l’homo sapiens conta per la sua stessa autostima nella persona libera, unica e dignitosa, integra, padrona e responsabile della sua vita fisica e esistenziale. L’offerta più soddisfacente per la sua anima consiste nella virtù nel discernere tra apparenza e essenza delle cose.
Dallo studio della letteratura si evince che esiste un obiettivo di cui tutti gli esseri umani sono alla ricerca: la felicità. Da questo obiettivo scaturisce l’interesse di conoscere come sono fatti gli esseri umani sotto la copertura colorata dalle emozioni del passato: cultura e storia.
Filosofi, psicologi, religiosi e scienziati di ogni scuola, di ogni luogo e in ogni epoca hanno cercato la via che porta alla felicità.
Hanno cercato di ledere la sofferenza conseguente alle emozioni distruttive dannose per la persona e per gli altri. Poco o nulla hanno fatto per colmare quella sensazione di soddisfazione che carezza la ricerca dell’homo sapiens. La felicità è un stato d’anima, una condizione dell’anima soddisfatta dell’homo sapiens, che catalizza gli elementi della percezione della personale realizzazione nel senso dato alla propria vita: è la sensazione di essere sulla buona strada. Le strade sono tante ma quella buona per la persona è solamente quella tracciata nella sua piattaforma psicologica con la forza dei propri valori, desideri, il sentimento del proprio valore, dignità e unicità.
L’homo sapiens sarà felice quando non temerà e amerà il suo senso di mancanza che stimola all’evoluzione.
Quando siamo tristi, ognuno di noi, dovrebbe chiedere a se stesso: “Che mi manca ? ” Trovata la risposta dovrebbe attivarsi amorevolmente a trovare soddisfazione da se stesso già nella ricerca. Ciò che conta per giungere alla felicità è il contenuto emotivo costruttivo di benessere con la compassione che si prende cura della persona che la prova e , sinceramente a cuore, del benessere degli altri come fine compiuto, non per beneficio di ritorno sperato.
“Ma la vita senza almeno un pizzico di piacere che vita è? ” (Si chiedeva Epicuro)
La felicità è condizione (stato) dell’anima e indicatore della personale qualità della vita. Il piacere è moto occasionale carezzevole nei sensi.
Che centrano in tutto questo le emozioni distruttive e quelle costruttive?
Le emozioni sono flussi energetici generati da stimoli ancestrali che muovono alla sopravvivenza animale o colorano la vita dell’homo sapiens con lo spettro dei colori dell’ arcobaleno; con il bianco delle emozioni positive (la grazia) e il nero delle emozioni distruttive (la disperazione).La consapevolezza di sé porta l’homo sapiens a chiedersi come è fatto dentro il suo corpo naturale e dunque animale. La risposta razionale non può prescindere dalla realtà del bisogno di sopravvivere e della salute.


 

PASSO, PASSO.

Abbiamo tante cose per la testa con l’imbarazzo di dare delle priorità a cui impegnarci e la coazione nervosa non consente libertà di discernimento. Ci sono anche gli stati d’anima, di cui ne abbiamo la percezione che risiedano più in basso della testa, nel pericardio. I pensieri che ossessionano, restando in permanenza in quei  luoghi della mente ancorata dalla coazione. Gli stati d’animo  pervadono la vita costringendo, e stringono il cuore che manifesta la conseguente sofferenza,  con l’angoscia e con l’ansia, che creano interferenze sul battito cardiaco.

Per quanto mi riguarda, in quella condizione, dico: “ Sto male”.  Ho l’abbondanza il cui nucleo è il senso di mancanza di potere e di amore, ma non ho dolori nel corpo. Sono in una condizione che mi consente di dire : “ per  grazia di Dio non ho dolori ”. Ci sono gli acciacchi: quei mali che non uccidono e neanche lasciano vivere.

Abbiamo un modo di vivere in questo mondo, non per volontà divina, che trascura o ignora il dolore quando non allarma.  L’ atteggiamento del nostro pensiero  è che il male della mente e quello dell’anima sono nostri,  mentre il dolore è del corpo, giovane, maturo e soprattutto anziano,  sono lasciati alla protezione della fortuna e del divino. La causa di ogni dolore del corpo viene da fuori del corpo stesso, e ne percepiamo la fisicità, mentre la nostra identità costante, sia pure distratta, è nella mente e nell’anima.  La  mente e l’anima le guardiamo e il corpo lo sentiamo nel dolore e nel piacere (della carne). Questo accade perché la nostra prima consapevolezza del corpo maturò dallo scontro/incontro con un altro corpo, che ci colpì dall’esterno e dal piacere che arrivò anche esso dall’esterno passando per il corpo escludendo il pensiero. Della sofferenza della mente e dell’ anima ne abbiamo la percezione che provengano dalla consapevolezza di noi stessi, dentro di noi. Giungiamo alla confusione che ci porta a dire: “mi ha preso un dolore”  come se fosse lo stesso che dire mi sento un dolore”. Dire” mi ha preso” ha il significato di non responsabilità nell’ accaduto; dire “mi sento” è come dire che a causa della mia sensibilità mi sento il dolore. Il dolore lo consideriamo alla pari di una disgrazia che ci è caduta addosso, in conseguenza il corpo è dolorante per causa a noi esterna. Vero è che la disgrazia procura dolore, come è vero che molti dolori si sono accumulati nel corpo, passo dopo  passo e per nostra imperizia. La filosofia antica e molte religioni consigliano di esercitare l’anima a sopportare il dolore del corpo anche per trovare il tempo di uscirne fuori, così come ci siamo entrati, passo dopo passo.  Tutto questo è possibile per la mente e l’anima attraverso l’esercizio, purché non siano occupate dalla sofferenza. Quando sosteniamo che la vita è quella che ci facciamo dovremmo correggerci aggiungendo: “salvo il caso e la disgrazia”. La mente e l’anima libere dalla sofferenza saranno in grado di lenire i dolori del corpo, anche in caso di disgrazia, come sapranno guadagnare la salute e prevenire il malanno.  Non si tratta di camminare sull’acqua del mare che separa il dire dal fare e neanche di trattare il corpo da asino di fatica, si tratta di procedere nella dimensione della consapevolezza di sé e della propria relazione con il mondo, passo dopo passo. Dal giovane al vecchio dobbiamo tutti impegnarci all’esercizio del buon vivere con sé e con gli altri, frutto della volontà intelligente, senza sentirci obbligati a raggiungere gli obiettivi fuori delle nostre necessità naturali, senza coazione a fare.

Ma, per questo, non basta il desiderio e la volontà pensati, ci vuole azione intelligente con perseveranza, passo dopo passo. Alla mente non serena e all’anima tormentata può essere di valido aiuto  una guida significativa che non trascuri una saggia filosofia di vita.

Il procedere passo dopo passo, serenamente, da protagonista di se stesso, senza egoismo, fino in fondo,  consente di vivere nel modo migliore ogni attimo, e non rinunciare al tempo del proprio tempo della vita, fino all’ultimo, segnato sul fondale della storia biografica, proiettata sullo schermo della vita, e segnata dalla parola fine, che chi verrà ne comprenderà il mito.

Non sto parlando di un possibile western all’italiana, ma di vita vissuta con il sorriso positivo sulle labbra.

Il saper vivere è saggezza.

290713 alias Davide

MA CHE MI MANCA

Ero ancora bambino quando eravamo coinvolti nella seconda guerra mondiale. Si viveva di poche cose e tanta paura per quelle squadre di nazisti che requisivano di tutto e per quelle cannonate degli alleati, che squarciavano le nostre case. Finita la guerra e tra le macerie, iniziai il primo mio ciclo di studi, in una classe maschile, di quarantadue scolari. Dalla vita libera in paese e pericolosa per i residui bellici, noi scolari, passammo sotto il regime del maestro fascista, sprovvisto di stivali e dotato di bacchetta, di legno stagionato, che maneggiava con maestria.  Al mattino arrivati in classe, già intimoriti e ordinati, indossando il camice prescritto, con fiocco blu al colletto bianco, si iniziava con un energico attenti, per salutare il maestro e il giorno da scoprire. Il maestro caporale, preso posto dietro la cattedra, sulla pedana, dava l’ordine, quotidiano, di cantare in coro il Nabucodonosor.  Alla fine restavamo in silenzioso raccoglimento, per me occasione di riflessione: per il riscatto della mia libertà, cosa farò da grande? senza più smettere di domandarmelo.  Ci si poteva sedere solamente dopo l’ordine del maestro.  Era la tradizione fascista che continuava.  Nel corso di studi,  obbligatorio fino alla quinta elementare, si poteva solamente sognare di realizzare la propria vita in  libertà. La classe femminile era altrettanto numerosa. Di quei circa ottanta scolari ,isolo tre maschi fummo avviati a proseguire gli studi, di cui due in collegio e io da una zia residente nel capoluogo di provincia, perché nel mio paese non vi erano le scuole medie e non avendo, mio padre, di che pagarmi la retta del collegio. Era l’evento, in bocca al paese, che dava inizio al mito di noi tre ragazzi privilegiati dal destino. Gli altri rimasero a lavorare la campagna e pochi nella bottega artigiana.

La mia vita, quasi una intera vita vissuta nella scuola, prima nel ruolo discente e poi d’insegnante e tante attività creative, spesso rischiose, per superare me stesso, oltre la scuola. Ogni mia scoperta l’ho offerta al mondo, senza aspettative di apprezzamento, pur rischiando la gogna.

Ho cercato sin da bambino la felicità nei giochi creativi, senza sapere che dopo gli stenti e la paura della guerra,  la felicità sarebbe stata  il senso della mia vita. Mai un’approvazione, da parte di chi vegliava su di me, né da parte di chi mi istruiva, per  essere riuscito a sentirmi occasionalmente  felice. Da grande, chi aveva con me confidenza mi diceva: “Ma chi te lo fa fare.”Mai nessuno che mi abbia indicato la strada della felicità o che abbia preso in considerazione il mio stato dell’anima, mi sono stati indirizzati solamente ordini imperativi: facevo l’uomo e il mio dovere, come mi veniva richiesto, ma mai ciò che facevo era stato un mezzo per sopravvivere, le cose le facevo a modo mio e di mia iniziativa, con il mio spirito creativo ho superato a stento fallimenti che avrebbero segnato la mia vita. Guadagnavo ottimi voti, che mi consentirono una borsa di studio e di frequentare l’università e anche buoni incassi nel mondo della creatività e nella produzione di beni di consumo. Era il tempo in cui la felicità veniva considerata una debolezza o un vizio e, soprattutto, mancanza di realtà, più che una intima legittima aspettativa. Quando arrivò il ”boom economico italiano, garanzia per la sopravvivenza,” la felicità veniva confusa con il consumismo: dei tanti maiali sazi e pochi uomini felici.

Ho studiato maestri di numerose discipline, tra cui filosofi e psicologi, che suggerivano strade diverse nel senso della felicità, poco percorribili in ambienti altamente costrittivi.  Ho sentito, tante volte dirmi: “Questo non si fa, quest’ altro si fa così e tanti auguri di felicità.” Tutto questo, in un sistema sanitario di difesa dal male, che non tiene conto della felicità, perché la felicità è considerata bene e conseguenza della salute. Nell’aspettativa umana, la felicità è il fine della vita di ogni persona civile, stimolata a vivere e evoluta. La persona felice non pratica il male e il suicidio, in nessuna forma, neanche nella forma dello stillicidio, come il vizio del fumo, degli alcolici, della droga , del sesso senza amore, che riducono l’uomo un cenere, e quando non uccidono, non lasciano vivere. Questo non accade alla persona proiettate alla  felicità. La persona felice, di felicità durevole, è equilibrata, saggia e consapevole delle manifestazioni della propria vita, ed è rispettosa e compassionevole verso se stessa e verso il prossimo suo. Non è limitata a sopravvivere, ma si sente stimolata a superare i vincoli all’evoluzione.

Ogni giorno mi incontro  con il senso di mancanza di potere, di realizzarmi nella mia proposta al mondo, per cui ho interesse di essere accettato, stimato e considerato, in un mondo che non ne recepisce il senso. Non potrei esimermi dalla mia offerta, del mito di me stesso,  in un mondo dove nulla è gratuito e tutto è in competizione. Avverto il mio stesso IO ragionevole in competizione con l’altra parte di me emotiva, che non conosco, e per questo chiamo inconscio. E c’è anche quel marziano, guardiano osservatore, che raramente si distrae e mi lascia fare senza giudicare. Rappresenta il giudizio altrui di me, che per loro stessi conta fino al giorno della riflessione su loro stessi. E poi c’è l’eredità e l’appartenenza, il karma, arroccati in me e in difesa di loro stessi.  Sono tutti aspetti e fattori della mia persona,  da tenere uniti sotto la stessa consapevolezza e con considerazione, attraverso il dialogo costruttivo di benessere. E’ quel dialogo che mi chiede parte del mio tempo, impegnato nella competizione che vuole superare il mio uomo qualunque. Sono anche consapevole che la fortezza psicologica della mia persona unica, senza la compattezza dei fattori interni, resterebbe in balia degli attacchi esterni.

Sono gli impulsi fisiologici a portarmi alle scelte istintive di sopravvivenza e di evoluzione umana e  gli stimoli da parte dello spirito ad accendere l’intelligenza che compie l’azione. Nella corrente della vita siamo tutti naviganti, ognuno con la propria barca segue la rotta nel senso che dà alla propria vita, in direzione del mito in cui realizzare se stesso, su quell’ onda del mistero senza inizio e senza fine, per l’umanità intera. Con la partecipazione dell’equipaggio, dei fattori caratteriali nella persona, si compie il viaggio capitanato dall’io nel mito di se stesso.

Ragionevolmente non mi manca niente, così come sostengono gli altri. Sono in salute e benestante, da essere contento, eppure mi porto dentro un senso di mancanza sotteso a ogni mio piacere, che mi priva della pienezza del sentimento di libertà. Non ho attaccamenti e non sono negativo, sono propositivo e creativo per carattere, mi sento timoroso e nel contempo ambizioso, per varcare quella soglia senza porta da cui accedere alla felicità.  Non sono consumista e sono rispettoso della natura in cui mi piace vivere, faccio ciò che voglio nel saggio rispetto di me e per gli altri. Ragionevolmente mi sento invidiato, stimato e considerato, sono stato amato, in quanto persona stranamente libera. Ho realizzato tutto ciò che ho voluto, superando la moltitudine di difficoltà, nel senso che gli ho dato, anche se non tutto è venuto come avrei voluto, ma non so ancora che mi manca. Non mi sento coatto a fare, nel quotidiano vivere, ma persiste in me una mancanza di non so  che cosa, che mi porta a ricercare di superare me stesso. Forse è un senso di mancanza nato dalla consapevolezza di insignificanza di ogni azione e ogni percezione di potere umano, che mi stimola a superare i miei limiti alla pienezza del mito di me stesso, in continuo divenire. E’ un senso di mancanza che cerco di trascendere, per dare un senso alla mia vita, soddisfacente e superare i problemi della vita naturale, come è accaduto quando la malattia, poi superata, mi portò alla postura del quadrupede ma non riuscì a sconfiggere i miei propositi. Quel senso di mancanza e impotenza, di allora, si trasformò nella forza psicologica del miraggio che mi salvò dalla disgrazia.

Dopo tante esperienze e vicissitudini, cerco di vivere pienamente e saggiamente, ogni momento presente della vita, con l’esercizio del positivo in mente, corpo e spirito: vedo e coloro lo stupore, mangio e assaporo, ascolto e mi emoziono, odoro e mi grazio, tocco e stringo con amore!

Ora non mi manca niente! anche se quel senso di mancanza non si rivela, per restare in agguato, il mio io, non più alieno, promuove tutto me stesso: corpo, mente e spirito, con il mito di me stesso.  Il mito di me stesso è l’offerta cosciente che porto al mondo, nella promozione di me stesso, nel senso di promuovere l’armonia di corpo, mente e spirito.

Ci sono cose che fingo di non sapere come il bisogno, sempre presente, di guadagnarmi da vivere, preferisco ricordare le cose che ritengo migliori e, se potessi tornare a vivere, le rifarei tutte da maestro. Del monotono quotidiano e della sofferenza che sollecita alla salvezza, in cui mi troverei coinvolto senza vederne possibilità d’uscita, ne farei  fertile occasione dando forza a quel nucleo psicologico, che chiamiamo spirito, da cui sgorga la forza d’animo del capitano, che consente di vivere e meglio sopravvivere, che istiga a imparare nuove cose. E penso, sarebbe bello senza il brusio nella mente ?

Per vivere felici, bisogna saper vivere il miraggio del mito di se stesso e per se stesso, in cui, l’io capitano ambizioso, mette in campo con spontaneità tutte le potenzialità e  ogni affermazione della persona, che gratificano la vita.

Egli si immedesima nei suoi esercizi spontanei e volontari, che coinvolgendo con consapevolezza l’essenza più profonda di sé, stimolano e producono gli ormoni della motivazione e della ricompensa, che durano nella felicità per il nudo piacere di vivere, e nella compassione per chi non sa cercare la via della dopamina.

170813 alias Davide

LA LIBIDO E LA FELICITA’.

Ogni cosa esistente al mondo, è energia che prende forma, destinata dal divenire dell’energia stessa, che cambia la forma. Al mondo ” nulla si distrugge , tutto si trasforma” , nel principio di conservazione dell’energia. Esiste un principio dinamico della vita a cui ogni cosa è impegnata: “Sopravvivere”. Per molte cose dell’esistenza, la sopravvivenza è conseguenza di leggi fisiche. Per altre la sopravvivenza è regolata da leggi dinamiche. Ogni cosa si comporta come se avesse coscienza interna delle legge della propria  sopravvivenza. Ogni cosa, dalla più piccola alla più grande, dalla più semplice alla più complessa, occupa il suo posto nella forma di relazione potenziale con il suo ambiente: la sabbia nel deserto, la roccia in montagna, la terra fertile nella piana, l’acqua sulla terra, la gazzella nella savana, ecc. Tutte le cose esistenti al mondo hanno un senso, anche non avendone consapevolezza; solamente l’uomo ha coscienza della propria esistenza nella sua mente e ad essa vuole dare un senso che vada oltre la sopravvivenza.  A ciò provvede la libido, stimolata da impulsi ancestrali, nella psichiche, che attiva i processi della mente che creano e danno forma ai pensieri e dinamica allo spirito. L’uomo pensa e sa di esistere in sé persona e si identifica nell’unità del suo IO, promosso e sollecitato dalla libido, che nel fluire manifesta i vari aspetti della personalità. La dinamica della vita è causata dalle polarità opposte dei potenziale di energia, che mutando, nel principio di conservazione, si trasformano. La dinamica del nostro  mondo nell’universo è governata dal mutamento di energia che trasforma ogni cosa e ogni forma di cose, di cui l’uomo prende coscienza del divenire senza fine dell’eterno, nella relazione del tutto in uno. Nell’immaginario della mente della persona, il tutto ereditato, il karma, si esprime e identifica nell’unità dell’IO, che diventa simbolo e stimolo della persona, consapevole e unica nel suo immaginario mito di se stessa che darà senso alla sua vita. La realtà della vita è  incontro e scontro di energie, in cui l’uomo non potrebbe vivere senza aggrapparsi ai suoi miti e ai sui simboli del potere.

L’uomo istintivo è disadattato nella società civile, per risolvere il suo complesso esorcizza i poteri che la coscienza, ancora fragile, non può contenere. Il simbolo, in genere  del potere nel mito di se stesso, è un archetipo, nel suo inconscio, con cui l’uomo tende a comunicare il suo potere,  che offrirà per il proprio adattamento nella società. Nel mondo dell’istinto egoistico, gli archetipi nell’ inconscio ereditato, consentono  all’uomo di promuovere la sublimazione di parte della libido istintiva in libido spirituale, che attraverso i valori acquisiti nella civilizzazione, prende forma umana e socievole.

Attraverso la relazione compassionevole dell’IO, governatore unico, con il SE’ e della singola persona con le altre, costruisce la società civile in cui realizzarsi. L’uomo spirituale, ha bisogno di conoscere per amare e amare per conoscere, alla soddisfazione di questo bisogno libidinoso e prolifero provvede il potenziale della libido complementare, procurando soddisfazione alla mancanza generata dal bisogno. Le due energie di potenziale complementare ma non opposte, sul piatto della bilancia del benessere, una cresce mentre l’altra scende, fino all’equilibrio che produce benessere, quando avrà introiettato gli archetipi, sublimandoli in valori. Il benessere sta nell’equilibrio delle energie istintive e quelle spirituali della psiche che genera ormoni positivi. L’uomo, sulla strada della civiltà, non rinnega l’esistenza dell’istinto, nel progredire nella costruzione della società civile, altrimenti non riuscirebbe a sopravvivere in una società ancora competitiva, non ancora sufficientemente civile al punto che la persona non abbia bisogno di auto difesa dalla stessa società.

Quando l’individuo riesce a rispondere alle esigenze del momento è sostanzialmente in equilibrio con se stesso: la sua coscienza è in rapporto con l’inconscio e l’Io che sta in mezzo comunica adeguatamente (Jung).  La libido, energia psichica, di colui che riesce a realizzarsi nei propri valori, procede in direzione progressiva nella soddisfazione e non c’è altra formazione di simbolo significativo di potere, perché le richieste di adattamento sono pienamente soddisfatte, dal potenziale della persona unica e libera nel suo spirito.

La libido primaria dell’uomo (di cui parla Freud), percorre la strada dell’evoluzione armoniosa positiva verso la trasformazione spirituale, nel suo ambiente ( di cui parla Jung, dopo la conoscenza del buddismo e dell’induismo), sulle tre piste parallele costituite dall’energie del pane, amore e fantasia, convergenti nel benessere della persona, che prendono forma.  L’evoluzione non cambia la ricetta della vita, cambia la consapevolezza del senso della vita umana, orientata alla realizzazione della felicità, attraverso la sublimazione della pulsione sessuale verso l’interesse alla civilizzazione.

I problemi dell’uomo non sono solo quelli posti dalla sopravvivenza e dalla sessualità, ci sono anche quelli che nascono delle interrelazioni, dal rapporto tra il suo inconscio e la sua stessa coscienza e quelli dell’equilibrio con se stesso. Ci sono anche i mali del corpo che pur non uccidendo non lasciano vivere e il vaso di Pandora. Non dobbiamo trascurare i pensieri che invadono la mente e la oscurano,  suscitano emozioni negative, ansie, nervosismo e coazioni.

300813 alias Davide.

LA MENTE E I SUOI SCHEMI

Senza la mente con i suoi pensieri, non avremmo consapevolezza di esistere.

“Esisto perché penso”. Penso perché ricordo. I ricordi degli avvenimenti vengono conservati nella mente in forma di realtà, associata alle reazioni emotive. Le esperienze fondono nel crogiolo dell’IO che sublima la realtà, nell’ immaginario dell’IO mentale e fisico, esistente in contemporanea con l’esperienza. L’IO è quel nucleo consapevole dell’immaginario in se stesso della realtà e della propria esistenza , che è quella acquisita, dallo stato in cui si trova lo stesso IO, nel sublimare le proprie esperienze in pensieri e sentimenti personali. La persona nell’età bambina, fonde nel crogiolo del proprio stato dell’ IO “dell’età bambina” le proprie esperienze degli eventi e delle cose di cui vive la sua infanzia e che determinano l’evoluzione dello stesso IO e della consapevolezza del suo immaginario della realtà.

La consapevolezza evolve con l’età e con le esperienze. Essa evolve l’IO negli stati dell’IO, dell’età dell’individuo, e matura l’identità della persona, nella memoria cosciente. Lo stato dell’ IO bambino sedimenta man mano che prende coscienza dell’IO dell’adulto. Con lo stesso processo, la persona, prenderà coscienza dell’IO genitore. I diversi stati dell’ IO, una volta formati e stratificati, restano permeabili e coesistono con l’attività più o meno sedata dei primi rispetto all’ultimo. L’IO attivo dell’età presente non dovrebbe investire energie su schemi di comportamenti formatisi in età precedenti e in quelli che emergono inopportunamente e che porterebbero al verificarsi di incongruenze  nelle risposte dell’IO alle richieste della realtà presente.  Gli stati dell’IO presenti nella persona sono potenzialmente attivabili, in ogni momento, anche dal ricordo e dalle emozioni, fatti  emergere alla superficie della memoria da eventi verificatosi nel presente: l’evento presente può far riemergere nella psiche emozioni sopite da tempo, interferendo sulla coerenza dello stato dell’IO dell’età presente.  In caso di interferenze, l’individuo portatore di incongruenze dell’IO, ha bisogno di insight su se stesso che interrompa le interferenze sui processi della mente che attivano le energie dei sentimenti e dei comportamenti aberranti lo stato dell’ IO dell’età presente con il comportamento: un adulto potrebbe provare sentimenti e comportarsi come un bambino ma anche da aberrato nello spirito e nei risultati.

Vero è che i pensieri non sono altro che costruzioni del crogiolo nella mente cosciente che rievoca emozioni e sentimenti e che l’IO sano è fenomeno del sistema coerente di sentimenti, che motivano i modelli di comportamenti di un determinato soggetto orientato al successo. I livelli di consapevolezza, maturati dalla consapevolezza delle esperienze individuali nell’IO, sono genitrici di modelli dell’IO evoluto che esprimono sentimenti, emozioni, pensieri, modelli di comportamenti dell’età ” bambina, adulta e genitoriale”. Essi costruiscono come mattoni, lo spirito  del soggetto, individuo unico, portatore di personalità: insieme di mente e corpo (insieme di immaginario e realtà) governato dallo spirito.  La personalità disturbata è una forma di entità caratterizzata, che la mente sublimata dalla realtà.

Il contenuto negli schemi di comportamenti rigidi sfuggono all’interpretazione dell’ IO, non fornendo informazioni o intuizioni valide alle valutazioni e alle scelte a cui è preposto. Ogni individuo individua la realtà con i propri criteri e solamente chi non ha schemi rigidi in sé, che  limitano la consapevolezza nell’IO, può avvicinarsi alla verità. Molte persone sono portatori di schemi rigidi nella  mente che limitano il potenziale, personale, che porterebbe al loro successo.

La mente libera, da schemi che rievocano sentimenti e modelli di comportamento inadeguati alla realtà del momento, è creativa di sentimenti e modelli di comportamenti nuovi, evoluti e calibrati dalla personalità ai bisogni, desideri, e senso di civiltà della persona. Il fattore che libera la mente dagli schemi, dalle interferenze e dagli engram  nell’inconscio, è l’esercizio dell’IO alla consapevolezza della mente stessa e del corpo.

Lo stato  dell’IO si forma dai processi dall’energia psichica attiva nel crogiolo della mente dell’ Homo Sapiens (cosciente). Dagli stati dell’IO emerge la coscienza dell’IO con le sue proprietà: l’immaginario chi sono io, come sono fatto io, come vorrei essere io, ecc.  L’IO, capitano, è mandatario del proprio stato dell’IO, che chiamiamo anche – il sé – realizza la persona dell’individuo unico e cosciente, con i suoi modi di comprendere la realtà  e di comportarsi quando, la sua volontà, viene investita di energia.

Per padroneggiare la realtà bisogna, volontariamente, rompere gli schemi, ricercare le esperienze positive del passato da cui fare le scelte di convenienza da investire sul futuro, anche se questo non deve necessariamente riprodurre il passato .

090913 alias Davide

PIZZICO DI PIACERE INTELLIGENTE 

Siamo stati messi in questo  mondo, ricco di tante cose da vivere, senza chiederlo, affardellati di bisogni, come ogni altra creatura. Siamo venuti in un mondo che non è nostro dove impegnarci per essere approvati e restarci; abbiamo trovato tutti quelli che del mondo se ne sono appropriati e le circostanze avverse alla libertà di vivere. Siamo venuti a stupirci delle meraviglie trovate che gratificano corpo e anima.

Impotenti e insignificanti, nel mare delle avversioni, da parte della  natura, della società e delle altre circostanze della vita, ci viene in soccorso la forza intelligente nella psiche portatrice di individualizzazione, di pensieri e desideri, che incarna la sua energia nelle azioni. La psiche ci consente di nuotare verso la maturità della persona civile, unica, creatrice e manipolatrice di ogni cosa, al fine di guadagnare alternative alla lotta per il proprio spazio vitale con le sue cose, senza fuggire dalla libertà.  Ogni persona intelligente aspira al suo spazio dove farsi la personale vita e le sue cose, a propria immagine e somiglianza.

Tra tutti gli organismi viventi al mondo solamente l’uomo è autore e protagonista della sua storia e di quella dell’umanità, non potendo esimersi dal condividere la vita personale con quella dei suoi simili.  La strada della vita  non è levigata e se lo fosse potrebbe rivelarsi scivolosa.  La vita è realtà delle circostanze generatrici di eventi, che si  incarnano nelle persone: potenti e ricchi, giovani e vecchi, belli e brutti, ignorati e famosi, dritti e fessi, amati e odiati,  i primi e  gli ultimi, la brutta che si marita e la bella che resta zitella.

L’uomo è potenzialmente padrone delle varianti insinuabili nelle circostanze, che modificano gli eventi stessi anche nel senso della civilizzazione.

Vero è che tutti dobbiamo morire, ma l’uomo, persona, più che essere interessato a non morire, è interessato a vivere a modo suo, al punto da mettere a rischio e rinunciare alla propria vita.

Non tutto fila liscio come vorremmo, a volte tutto ci va contro. Ci possiamo sentire con il vento in poppa o con il vento a prua, come può capitare di restare inerme nella bonaccia e nella paura, non padroni di noi stessi, ma in balia delle circostanze.

Questa è la vita, ma è anche quella che ci facciamo: come l’albero nel fitto bosco, che corre in alto, come il filo esile di erba, per la conquista di uno spicco di cielo, che riserva l’acqua ristoratrice e la tempesta distruttiva o la luce che dà vita. In questo mondo dove gli orizzonti non hanno limite, le circostanze avverse sono gratuite e sono infinite, anche se occupano ognuna il suo spazio sono interconnesse da una infinità di variabili costruttrici degli eventi, che danno dinamica alla vita di ogni singola persona. Esiste anche la fortuna, ma è molto rara e va colta e tentata, con razionalità.

L’uomo intelligente è potenzialmente creativo e manipolatore della precarietà della sua vita, che lo priva di identità e sicurezza, come lo è nel cercare  e costruire potere e certezze che gli procurano piacere vincente sul suo sentimento di insignificanza e impotenza.

L’elenco dei sofferenti, a causa di mancanza di coesione nel nucleo interiore della psiche, che cedono nel confronto con le vicissitudini e le circostanze negative della vita  è certamente più lungo di quello dei sofferenti  per ciò che di avverso all’uomo riserva la natura.  Molti potenti e onorevoli, come molti miserabili e meschini, sono  stati messi  alla gogna dal loro stesso modo di vivere.  Contiamo tanti suicidi tra quelle persone, credute  benestanti, a cui non mancava neanche il successo.  L’elenco più penoso è quello di chi vive senza patria e senza amore, che diano un senso alla propria vita, ricchi di solitudine e povertà di spirito, aspettano che arrivi  la salvezza, mentre il proprio tempo da vivere se ne va nell’attesa in se stessa, e quello di chi, credendo di vivere, si uccide con il loro modo di vivere.

Non possiamo dimenticare quelli che hanno “una vita da cane” e “i porci sazi”. Anche le scelte sbagliate, come le circostanze sono registrate come esperienze nella vita dell’uomo. Non c’è foglia che si trasforma senza bioenergia.

Ma la vita senza almeno un pizzico di piacere che vita è ?  E’ una vita senza il cosciente piacere di viverla in noi stessi.

Molti hanno avuto coscienza del piacere, ma non del genuino piacere e molti, questo piacere, non lo praticano, ma hanno consapevolezza del senso di mancanza che si portano dentro.

Per vivere coscientemente bene,  in coerenza con se stesso e con le proprie aspettative, abbiamo bisogno di una salute sufficiente, e una buona forza d’animo, nel senso della nostra saggia filosofia di vita, che  assicurano quel moto carezzevole che è piacere nei sensi e gioia nell’anima, per cui basta il genuino piacere di vivere, così come intendeva Epicuro il nudo piacere.

Quel moto nei sensi, che è il nudo piacere, deve essere preceduto dal “ mastro di chiavi” , che è lo stato d’animo favorevole alla migliore qualità della vita, che tiene sgombra la strada nei sensi, dalle forze sabotatrici della qualità della vita e della salute.

Il nudo piacere genuino, che passando per le vie dei sensi pervade e ristora il corpo, giunge a soddisfare lo spirito nella mente quando somatizza in uno schietto sorriso e negli occhi cristallini:  sorgenti somatiche della gioia nell’anima. Nulla condivide con il piacere nel vizio e con l’avido consumismo, con la vanità e con gli schemi della mente, che ancorano la qualità della vita ai pregiudizi e alle interferenze nella mente.

Il senso dell’impegno intelligente di energia, psichica e fisica, senza dispersioni, che si incarna nella vita dell’ uomo civile e saggio, è la qualità della vita stessa. In questo mondo ci sono tante scuole, dove imparare tante cose, ma non c’è quella che insegna avivere bene l’esperienza della vita saggia, resta la scuola della vita quando è laboratorio del saper vivere, da cui molti sono distratti e svogliati da lusinghe e lucciole distruttrici del benessere.

Alias Davide    141013

 

 

Lascia una risposta