La spinta dinamica della vita

 

      LA SPINTA DINAMICA DELLA VITA
   A volte ci mette frenesia, a volte si frantuma in tante schegge, a volte frena quasi a fermarsi .
Frequentava i nostri corsi di addestramento una signora che non riusciva a mantenere l’attenzione su argomenti che la richiedevano per un tempo oltre pochissimi minuti: preferiva eseguire gli esercizi fisici senza dover ragionare, si gustava il movimento da cui lasciava trascinare il suo sentimento. Veniva anche un signore di cui la moglie ogni volta, per i primi tempi, si informava se era arrivato in orario. Quando essa capitò da noi le domandai perché chiamava con tanta puntualità, mi disse: “ Non era più possibile che la mattina io dovessi vestire i due nostri bambini da accompagnare a scuola e vestissi anche mio marito, perché non poteva fare i movimenti richiesti dal vestirsi. E’ da tempo che insisto affinché provvedesse. Mi diceva: “Oggi non ho tempo, ho cose urgenti da fare. Non provvedeva alla sua salute fin quando ho alzato la voce”.
  Possono sembrare casi rari, però molta gente, più di quanto possiate pensare, si muove per inerzia, magari pensando ad altro, che non è la salute, oppure per il piacere compiuto nel movimento. Sulla salute ci mettono il pensiero quando la sofferenza gli fa paura del peggio. Si perde o si indebolisce la spontaneità a ragionare al punto che essa vada vissuta come una costrizione. L’evoluzione ci ha dato la mente che ragiona perché favorisse la nostra emancipazione, in termini di qualità della vita e di soddisfazione esistenziale. La stessa mente sapiens, che ci consente di conoscere noi stessi, vede se stessa, i nostri bisogni, le nostre potenzialità, le virtù, i desideri, i segmenti caratteriali, le nostre emozioni, le passioni, i comportamenti spontanei e impulsivi, ecc. . Conoscere se stessi, in mente e corpo, e il mondo che ci circonda non è facile e neanche impossibile, neanche possiamo vivere come se i nostri sensi fossero limitati al disotto della normalità naturale. Vero è che a volte può far bene lasciarsi andare, purché non si finisca alla deriva e che le forze psichiche, recuperate nel rilassamento, siano utili alla personale crescita e alla salute. Personalmente quando istruisco un gruppo, alterno momenti calcolati di concentrazione con momenti di superamento della paura del dolore e altri che stimolano il buon umore, in modo da consentire alla ragione di ottimizzare l’utilizzo della spinta dinamica della vita. Spesso ricordo Epicuro quando faceva questa domanda: “ La vita senza almeno un pizzico di piacere che vita sarebbe ?
  Arrivano nei nostri gruppi persone, che nel passato, hanno tirato avanti o come incalzati o sollecitati in avanti, con poche o nulla soddisfazioni e isolati piaceri, il piacere richiede il suo tempo per farsi sentire, di felicita ne hanno provata qualche raro sprazzo o niente, figuriamoci di pienezza della vita, non ne hanno la minima conoscenza. Impregnati di auto sollecitudine e affardellati di sofferenza psichica e somatica si trovavano sull’orlo della selva oscura, come amalgamati dalle emozioni negative. A molti di quelli che venivano da noi raccomandavamo di utilizzare l’armadietto spogliatoio dove lasciare le proprie cose con cui non sarebbe stato opportuno entrare nelle stanze riservate agli esercizi, in particolare raccomandavamo di lasciare le loro preoccupazioni, chiuse dentro, per darci modo di lavorare al meglio e ottenere i risultati previsti. Molti consapevoli del volontario impegno, hanno risolto i loro problemi, altri hanno imparato a gestirli, pochissimi hanno avuto fretta di andarsene con frenesia senza aver percorso la strada, non ancora sanno cosa fare di se stessi. Alcuni sono arrivati da noi con la salute precaria che non aveva sconfitto il loro buon umore. Quando le emozioni vanno nel senso storto alla creatività benigna dell’uomo civile, nella mente si fa il buio in cui si perde la speranza, che frena il dinamismo positivo, per essere sorpassato dal dinamismo reattivo e distruttivo della vita stessa: la mente evoluta perde il controllo sulla mente animale che per sua natura è sempre vigile e pronta. Il principio dinamico della vita è sopravvivere, comunque. L’uomo civile non si accontenta di una vita qualunque, chiede una sua vita da vivere.

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