Le fucine della morte di Dio

Fotografie-0001Ieri il Papa e il Presidente della repubblica italiana si sonoFotografie-0008 incontrati e come tra vecchi conoscenti, con spontanea franchezza e consapevolezza, onestamente e con chiarezza si sono dette delle cose che se gli italiani avessero ascoltato oggi, 15 nov. 2013 in piazza, a scioperare, ci sarebbero stati almeno quei venti milioni di persone a cui, gli arroccati nei palazzi del potere, fucine diaboliche della morte di Dio, hanno fatto crollare la speranza e anche la dignità dei poveracci italiani. E’ stata l’unica e sincera manifesta attività di larga intesa, quella tra Papa e Presidente, per il bene della gente. Io credo che il Papa abbia interceduto presso il Divino Amore e che sia ancora assorto nella preghiera, a chiedere salvezza per il popolo sfortunato e forse anche incosciente. Il Presidente, da parte sua, è ancora impegnato a redimere le coscienze lerci e insensibili del popolo dei palazzi di governo. Nonostante le preghiere e i solleciti, il popolo continua a sprofondare nella miseria, mentre il puzzo del porcello infesta l’aria di fetore. Dell’ Arcangelo Michele, tanto atteso e salvatore dai diavoli martoriatori, non si è visto neanche il barlume della sua spada sguainata minacciosamente, mentre compaiono, come sprazzi di speranza, salvifica tanti Masaniello. L’Italia prega Dio che le mandi qualcuno che la redima da queste crudeltà (Machiavelli). Sarà per questa attesa del salvatore che, di quei venti milioni di poveracci, i sindacati, forse non più credibili per mancanza di energia, hanno racimolato e portato in piazza, solamente pochi spicciolati di arrabbiati sbandieratori, non ancora giunti all’odio che porta alla vendetta sanguigna. Gli altri sono restati ad osservare quell’inutilità di sventolare di bandire inutili che non chiamano più a raccolta chi ha l’odio nel sangue, ma non rimuove i prevaricatori dai loro interessi. Gli appelli del Papa e del Presidente degli italiani, appelli alla grazia e al buon senso di tutti che fa luce, che tutti conosciamo da tempo, non hanno piegato neanche un lume di candela votiva, dei miliardi di lux splendenti negli interessi degli occupanti dei palazzi del potere aguzzino. Ora , avendo sublimata la classe operaia in miseria con il lavoro che non c’è più, toglie potere d’acquisto al ceto medio e conserva ricchezze ai ricchi, mentre squadre di finanzieri, camuffati da civili benefattori, sono stati sguinzagliati al rastrellamento di pizzicagnoli evasori e distratti dal cogliere in fragranza i ricchi esportatori di miliardi di euro. Siamo ancora ai cani segugi addestrati a scovare la mancata ricevuta, che il nonno pizzicagnolo non ha rilasciato al goloso nipotino, che ha trafugato dagli scaffali espositori, una barretta di cioccolatino. Ancora oggi, che non c’è più Olivetti, mangiato vivo, ma ci sono i cinesi a fornire l’avanzata tecnologia che consente di contare nelle tasche di chiunque anche gli spiccioli, siamo ancora ai cani segugio. Chi non ha visto o non riesce a immaginare una coppia di finanzieri così mortificati dal ruolo di ricercatore di ricchezze nella fame. Questi, uomini del potere restati umani, sono tenuti in forza dal “mantra ripetuto, come un rosario, della parola “dovere”? Siamo ancora con gli spot lo stato funziona, tipo Cortina d’Ampezzo, e alla ingannevole propaganda di stato che distrae dai veri problemi della gente e che promette lavoro nelle fabbriche, fatte svanire nel nulla dal disastro politico, propinato per ladro egoismo degli imprenditori dai sindacalisti in carriera. Hanno distrutto ogni iniziativa di lavoro onesto e con quelle statali hanno rovinato l’ambiente e ingrassato il debito pubblico; ancora nelle macerie sguinzagliano cani segugi, cercatori di poveracci non ancora suicida, non per aiutare, ma per darle il colpo di grazia, mentre i corrotti fanno affari d’oro con il percolato assassino, le polveri tossiche, la mala sanità, la mala amministrazione, l’onorata società, i governanti concentrati sui propri interessi, i burocrati infestati dalla tenia famelica di reddito fisso abnorme, i grossi capitali che fuggono all’estero, ecc. ecc, mentre, chi se ne intende, ci classifica i più asini d’ Europa. Gli uomini dei palazzi fanno finta di non aver capito che nella disponibilità della gente che non ha più lavoro, i pensionati, gli ammalati, e quelli che vivono di lavoro onesto, non ci sono rimasti neanche gli spiccioli. Stanno facendo una pulizia di classi sociali per lasciare solamente quella dei ricchi, per passare al loro obiettivo di cambiare la costituzione da repubblica basata sul lavoro in repubblica basata sulle prevaricazioni del capitale, che acquisterà i beni demaniali, le case della gente vendute all’asta, dalle banche e da Equitalia.Dove sei popolo dei nuovi poveri ? Il popolo ha paura, si è rintanato non potendo essere invisibile per davvero, aspetta un nuovo Masaniello. Quando il popolo si nasconde, fugge dalla libertà e scompare la voce e la dialettica della democrazia del cittadino; emerge lo sventolio delle bandiere della svastica sempre più in alto, fin a imperare. Ma a questi uomini dei palazzi non gli frega niente di ciò che accade fuori, convinti di riciclarsi all’occorrenza nel giorno del giudizio, se mai vi fosse, escludono il rottamarsi: stanno preparando nuovi simboli e bandiere in cui riciclarsi mentre intimoriscono, brandendo disastro in democratiche elezioni; il maligno e il malvagio assumono nuove ingannevoli sembianze di dispensatore di grazie.Niente di nuovo, solamente lavato e apparecchiato sulla tavola delle offerte ingannevoli, di un posto al sole. Mentre il ceto medio viene reso pezzente, la chiave dei cambiamenti epocali comincia a aprire le porte alle orde degli eccidi ancora presenti nelle memorie di ricchi e poveri, scritti nella storia.

Evviva si vota, per il niente di nuovo. Resta la speranza, del popolo stremato dalla crisi economica e privato dalla dignità, dalla mala responsabilità nel libero arbitrio. La speranza di salvezza, non si può togliere, a chi non resta altro, ma certamente si perde con la perdita della dignitosa responsabilità. Ogni persona dignitosa non si aspetta concessioni, si sente responsabile e vigile della propria vita e quella sociale, non consegnandola a nessuno; rifiuta la guerra e l’inganno, mentre lavora per la qualità della vita che porta al bene comune. Il dignitoso è democratico non è anarchico e mai si consegnerebbe alla sudditanza, si consegna solamente alla propria responsabilità. L’uomo dignitoso è fattore dello stato democratico, che riconosce e tutela la cittadinanza a ogni fattore di bene comune . Lo stato ha la funzione e scopo di realizzare il bene comune con a centro il cittadino. La crisi economica europea è cosa coincidente con la disgrazia, annunciata da decenni, tutta italiana che ha bisogno di consapevole “mea culpa”.   

16 11 13 alias Davide

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