Lo shopping mancante

LO SHOPPING MANCANTE

“Fortunati noi che ce la abbiamo proprio sotto casa la possibilità di starci dentro in tanta abbondanza. Non mi è consentito riempire la borsa della spesa ma posso riempirmi gli occhi e spesso toccare con mano e saper aspettare che le offerte, che prima o poi, attraverso la televisione, arriveranno anche dentro casa mia; evviva la tecnologia”. Così mi ha detto quel signore distinto, con un poco di ironia e molta sofferenza. Quel signore, in un tempo lontano, è stato mio compagno di scuola. L’ho incontrato per caso nel centro commerciale, dove abbiamo scambiato poche parole. Mia moglie era presente in quell’accaduto.

 Con l’allontanarsi di quel signore, mia moglie vuole sapere di quel anziano distinto e educato signore, appena incontrato. Le sue domande mi hanno riportato alla mente i ricordi di me scolaro e dei miei compagni delle scuole medie. Ero assorto e riflessivo sui brutti scherzi della vita, mentre dicevo a mia moglie: “ Era un ragazzo in gamba, nominato da noi compagni  capoclasse, quando eravamo alle medie. Era desideroso di apprendere e faceva il suo dovere, più di ogni altro di noi compagni. Da grande si è dato da fare con la sua libera professione ma non è riuscito ad avere successo economico, ma tanti apprezzamenti. Quando è stato sindaco del mio paese il suo stipendio lo ha donato in beneficienza. Ecco, questo è il prodotto tipico, dell’italiano onesto e compassionevole. Ha lavorato onestamente,  sin da quando era scolaro e ora, in vecchiaia, si ritrova con quattro soldi di pensione, che non riesce a spartire tra le bollette e tasse da pagare. Si sente messo alla gogna e umiliato nella sua dignità. L’ho incontrato anche l’anno scorso, quando era di ritorno dalla Caritas con un pacco in mano, mi disse, chiamandomi per nome e mostrandomi il pacco: “Vedi questo pacco, è un vestito, mi consente di lavare il vestito che ora indosso, ma è importante soprattutto perché mi consente di sperare di pagare l’ IMU sulla casa che mi hanno lasciato in eredità i miei genitori e che Equitalia mi ha sequestrato e minacciato di  vendere all’asta. Oltre che alla gogna mi sarei sentito anche traditore  dei miei genitori, che mi hanno lasciato la loro casa con tanto amore. Io, ormai giovane, li vedevo ancora risparmiare su ogni cosa per pagare il mutuo trentennale per la stessa casa di cui non riesco a pagare l’IMU. Erano onesti impiegati statali e non certo fannulloni, con uno stipendio che consentiva di vivere dignitosamente alla famiglia …. Ho avuto mia moglie malata, per le sue cure non bastavano le pensioni.  Vivo più tempo qui che a casa mia: d’inverno per riscaldarmi e d’estate per rinfrescarmi”.

Io credo che quel vecchio compagno di scuola si trovava lì, non solamente per proteggersi dal caldo o dal freddo, anche per il bisogno di vedersi tra gli altri, di esserci come osservatore partecipe dai margini. La gente ha bisogno di un luogo dove ritrovarsi. Una volta c’era la piazza, ora c’è il centro commerciale, dove ci si vede di riflesso come in uno specchio virtuale, senza incontrarsi con le anime: di animato ci sono solamente sensazioni indotte dalle tante cose colorate. Quando le anime si  incontrano nei luoghi dello shopping ci si riscopre reciprocamente e ci si confronta tra tanta povera gente, influenzata dai richiami del luccichio delle lucciole stimolanti e i pendoli ipnotizzanti delle pubblicità, che cancellano tutto ciò che l’osservatore ha di personale. Di personale resta solamente la speranza illusoria, di vincere la solitudine tra tanta gente che non offre niente. Ci si perde tra la gente pilotata come alieni, restando ai margini della personale identità oppure, come un osservatore che non si mischia nello scenario delle illusioni indotte, dagli stimoli subliminali, con cui l’uomo qualunque enfatizza la propria vita in sudditanza dello shopping burattinaio, in un mondo degli stimoli non naturali, che non è della natura ma esclusivamente umano.

26 12 13  alias Davide

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