L’uomo non è mai contento

L’ UOMO MAI CONTENTO
Venne da noi a parlare di sé: “ Mi considerano un benestante, in carriera e con una bella famiglia, uno di quelli a cui non manca nulla. Ma io avverto, dentro di me, una forte mancanza, quasi costante che non mi consente il piacere di vivere con soddisfazione piena; in occasione degli eventi migliori della mia vita, mi sento incapace da cogliere il lato positivo della vita stessa. Non sono presenti nella mia mente pensieri che mi portano altrove: è un ancora che non mi consente di liberare la mia anima. Non conosco la gioia e accetto la ragionata soddisfazione.
Rifletto sul senso di mancanza che mi porto dentro mentre mi chiedo: “MA CHE MI MANCA ?”
Tra questa e quest’altra domanda il dubbio si ingigantisce: forse sono masochista o forse narcisista: “MI MANCA LA LIBERTÀ”.
So per vero, che in natura, la vita è energia che prende forma in ciò che noi umani chiamiamo bene e male. Vivo il sentimento di mancanza generato dal male esistenziale che somatizza e lede la qualità della mia vita: un male che non uccide e neanche lascia vivere.
Vorrei, come un bambino, il mio girotondo, su una giostra di cavallini mossa dalla mia intenzione di provare il piacere che carezza il corpo, se non la gioia dell’anima nel cavalcarla, in sinergia con gli altri. Vorrei dimenticare di sentirmi cavallo legato al traino; stimolato dall’istinto di sopravvivenza. A volte svogliato a volte traboccante di intenzioni tiro innanzi,  trainato dal pilota automatico; vorrei procedere senza chiedermi: ” IO DOVE VADO ? ”
Guardando, nel momento presente, come a scrutare il fondo della mia coscienza incontro uno strato di opacità che richiama alla sedimentazione delle insoddisfazioni e dei timori non risolti nel passato.   In quel sedimento del tempo, ancora mio, è cresciuta la pianta della scontentezza, con radici ramificate nelle mie viscere. E’ una pianta su cui vorrei che fiorissero i fiori della speranza e che maturassero i frutti della positività. Solamente questi frutti potrebbero nutrire la mia anima di felicita.
Non è forse legittimo desiderare almeno un alito del vento del piacere che carezza, per la stima e la considerazione ricevute dagli altri per il mito di me stesso ?  Perché non amore per la mia persona ?
Per causa del senso di mancanza faccio appello al mio IO affinché non mi lasciasse cadere nel complesso di Calimero (nero) e conseguente depressione.
In questo mondo dove nulla è gratuito, come potrei aspettarmi soddisfazione da una società che non consente nulla ? La mia offerta al mondo, senza la creatività nel mito di me stesso, potrebbe incontrare successo ?  Il successo tra la gente mi porterebbe all’amore per me stesso ?
Non è forse legittimo, per me, volere il potere di esprimere la mia identità e dare valore alla mia persona ? “ La mia capacità analitica e le mie seghe mentali finiscono nel pantano della confusione.
02OTT.2012 Davide

Il grillo parlante dell’uomo mai contento.
L’uomo mai contento non sa amare e l’amore che dichiara di provare per l’altro è una richiesta di amore per sé.
Il mito di se stesso dà senso alla vita della persona che lo prova, mentre l’attaccamento all’aspettativa della conseguente riconoscenza attesa, ci fa sentire traditi o il senso di colpa: non me lo aspettavo. L’attesa della riconoscenza appartiene al regno dei sogni che mai si avvereranno nella loro completezza. Il senso della realtà può aiutare a vivere meglio.
Molti uomini posseggono un’ottima capacità di analisi e di diagnosi della propria condizione; hanno l’insight su se stessi risolutivo che consente di superare quel mare che è la distanza tra il dire e il fare. Molti altri sono al traino del pilota automatico, senza consapevolezza del proprio corpo e neanche di ciò che stanno facendo; altri, ancora, sono in balia delle emozioni. Per la gran parte, gli uomini non sono contenti, perché essi non sanno essere contenti. Tutti nella vita abbiamo uno spazio per essere contenti: è lo spazio dove la vita continua.
Uno dei casi  molto frequenti è quello della signora che non si consentiva di prendere l’ascensore. Altro caso frequente è quello di una persona che non si consentiva di amare a causa del forte timore di non trovarsi ricambiata. Il masochista si sente vero e reale attraverso il proprio male. Anche il drogato sa di trovarsi sulla strada sbagliata, ma non è in grado di cambiare la strada. Ci sono anche quelli che non hanno tempo da dedicare a se stessi. I casi di incapacità di prendere la decisione più ragionevole e nel senso giusto  sono molti e frequenti; non sempre appartengono ai dissennati. Tutti dovremmo tenerci allenati al saper vivere sensibile nel corpo, accantonando le utopie e il mondo dei belanti. Nel mondo c’è tanto bisogno di saper vivere e molto meno bisogno di seghe mentali; c’è tanto bisogno di coniugare la consapevolezza con la coscienza.
Così recita un modo di dire della gente con mente duale: non è stupido, capisce, è incosciente.
Per star bene, a questo mondo, c’è bisogno di trascendere la dualità.

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