ORA ONORIAMO I MORTI E PIANGIAMO I VIVI

ONORIAMO I MORTI

ONORIAMO I MORTI

Quando onoravamo i morti tra noi, c’era tanta

PIANGIAMO I VIVI

PIANGIAMO I VIVI

voglia di fare per il bene comune tra macerie e campi verdi dove noi bambini giocavamo incoscienti tra le mine e bombe inesplose, che la guerra aveva lasciato. Non fu un fare comunque, si trattò di tessere la tela della patria desiderata, libera e democratica dove noi, allora bambini, e le future generazioni potessimo realizzare quella vita libera e soddisfatta < mai toccata> per cui tanti dei nostri avi e genitori erano morti in guerra o emigrati. Tante battaglie e tanti sacrifici per non far morire la dignità umana nel desiderio di libertà non realizzato. Tra quelle macerie e prati verdi il popolo sognava la nuova Italia da costruire nel cantiere della costituzione dove ogni cittadino apporta le personali potenzialità creative, che in sinergia con quelle degli altri, consente di realizzare il mito della grande patria, unita e solidale anche con il mito personale del singolo cittadino. Si immaginò una sola patria per tanti miti espressione di creatività individuale. Si iniziò a tessere la tela dell’ Italia libera e democratica basata sul lavoro con il varo della <CARTA COSTITUZIONALE>. Il popolo superstite di poeti e naviganti, soprattutto nativi emigranti cacciati dalla propria terra e dai propri affetti, iniziò il percorso del viaggio della libertà sognata sulla terra italiana concessaci dai vincitori dell’ultima guerra mondiale. E’ la terra dove il popolo ha lavorato e ha sempre sognato di fare sua mentre il raccolto è andato ancora ai poteri forti.
Il presidente Napolitano che ha a cuore la sua repubblica italiana ha dato tutto il suo impegno per compattare il senso di italianità dei cittadini italiani e ha richiamato di continuo i governanti al dovere. Ma la tela su cui è scritta la < bella > costituzione italiana non ha retto al vilipendio subito continuamente al punto da diventare infangata al punto che Renzi la vuole riscrivere ora, subito, prima di mettersi a pensare a altro, a mettere mano alla crisi economica che sta distruggendo anche il tessuto sociale e quel poco di fiducia rimasta verso le istituzioni.
Le macerie attuali non hanno più i prati verdi dove noi bambini giocavamo felici e incoscienti di quelle mine che sarebbero scoppiate poi, nel corso della storia della repubblica tutta nostra, per colpa dei governanti prevaricatori che hanno distrutto quei prati verdi, ora cementificati o sommersi di rifiuti tossici e cattedrali abbandonate della politica. Quei prati verdi della nostra infanzia, dove avremmo voluto condividere la gioia dei nostri figli e nipoti, occupati dai giochi liberi dei bambini, sono solamente un ricordo sbiadito dal tempo. Ci hanno derubato del diritto alla vecchiaia serena per cui abbiamo lavorato una intera vita. Ai nostri figli e ai nostri nipoti hanno rovinato la vita intera. Da quarant’anni ad oggi abbiamo avuto governanti prevaricatori, salvo rare eccezioni, che hanno infestato ogni buona intenzione circolante e espropriato ogni ricchezza prodotta dal lavoro onesto. Ora ci ritroviamo in condizioni peggiori di come eravamo alla fine dell’ultima guerra mondiale: veneriamo i morti e piangiamo i vivi mentre non troviamo l’unità sufficiente che dia forza all’azione indispensabile al cambiamento.
12112014

 

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